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martedì, 10 novembre 2009

sfoglio le pagine del tempo
che scorre inesorabilmente
ed io sempre attento
ti amo tenacemente
senza dovermi preoccupare
delle pagine ancora da contare


Imbattuta per caso in queste parole non mie. Le leggo, ti penso, ti fotografo nella cornice di questi pensieri. Il tempo che scorre, i nostri 3 anni insieme passati a costruire una quotidianità mai banale, sempre entusiasmante e sincera.
Insieme a te ho meno paura del tempo. So che stiamo scrivendo una storia che, ovunque andremo a finire noi, rimarrà impressa a colori nei ricordi della gente, nei racconti di chi ci ha incrociati per la strada.

Io sempre attenta ti amo tenacemente. O forse quello sei tu. Che sai osservare i nostri gesti con più lucidità, che sai aspettare pazientemente il mio ritorno a casa, ovunque io sia, e che spesso non hai nemmeno bisogno di farmi delle domande.

E' stato un week end denso, soprattutto di pioggia. Ci ha svegliate la mattina ticchettando insolente sulle finestre dell'ostello, ci ha imprigionate in una città dormiente e deserta, ci ha costrette a chiuderci in un bar intorno a un tavolino stretto a parlare di noi. Poco male in fondo, è ciò che ci riesce meglio. Meno bene mi riesce il consolare un fagottino viola che prima singhiozza quieto e mi guarda col suo ciucciotto in bocca, poi scoppia a piangere per motivi che conosce solo lei. E nel passare dalle mie braccia a quelle della mamma deve aver pensato che sono un po' fifona, perché ha capito che ancora non sono pronta per tutto questo.
Tenere in braccio quel concentrato di vita mi ha passato vita. Così come il sentir raccontare di come si possa resistere a un travaglio di quasi 24 ore, e avere poi la forza di sorridere e allattare, e cambiare pannolini e ninnare, e continuare a sorridere.
Senza doversi (potersi) preoccupare delle pagine ancora da contare.

Perché "La vita è ciò che ti accade quando sei tutto intento a fare altri piani" (pensavamo fosse Woody Allen a dirlo, invece era John Lennon), e forse vale la pena viverla sapendo che è così.

lalli & viola

































postato da: LadyMarian alle ore 12:04 | link | commenti (9)
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giovedì, 22 ottobre 2009

A volte basta davvero poco per raddrizzare una settimana iniziata in down.
Un venerdì di riposo all'orizzonte, pratiche burocratiche che ti mettono di buonumore (per entrare in un nuovo stato di famiglia), un hammam x 2 prenotato, un film desiderato in uscita, una lezione di acquagym all'insegna delle risate, chiacchiere sotto il phon al profumo di cloro, una viola che spunta in tutto il suo splendore, e poi magari il parrucchiere e l'estetista a corredo di un week end di tempo libero tutto per me e per noi.

Infine, la radio che di mattina passa la giusta canzone.

Poco importa che fuori piove.
postato da: LadyMarian alle ore 10:22 | link | commenti (3)
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mercoledì, 07 ottobre 2009

La vita è piena di sorprese, più o meno piacevoli, e ho scoperto che sorprendere noi stessi è più semplice di quanto pensiamo. La maggior parte delle volte in cui io sorprendo me stessa è quando mi ritrovo a essere incoerente. E ad ammettere che quella cosa che avevo giurato non sarebbe mai accaduta, a un certo punto accade semplicemente e spontaneamente.
Tanto per fare un paio di esempi, quando avevo 12 anni sostenevo fieramente ad alta voce che non avrei mai fumato nella mia vita, e così non è stato. Qualche tempo fa chiusi un blog ripromettendomi di non riaprirlo più, per poi ricominciare a scrivere un mese dopo. Tra queste pagine, meno di un mese fa, giurai che non avrei mai e poi mai visto Sex and the City. E così non è stato.
Sono arrivata al quarto episodio della seconda serie, e mi sono già affezionata alla storia, ai personaggi, agli scorci che offre di Manhattan, alle sue frivolezze.
Che poi così frivolo non è. Lo sembra, ma non lo è.
Cioè forse lo è, nel mondo ricco e snob che dipinge, nella superficialità con cui tratta alcuni temi, nella maniera spudoratamente borghese in cui fa vivere le sue eroine, che si possono permettere tutte le sere cene fuori e vestiti da migliaia di dollari ma sembrano non lavorare mai, e che cambiano partner con la stessa rapidità con cui si cambiano le scarpe.

Però c'è una cosa che mi ha colpita di questo telefilm, e che mi offre spunti di riflessione continui: la presenza, certezza e potenza dell'amicizia delle quattro protagoniste (tutte e quattro protagoniste nel loro micro mondo, nessuna più protagonista dell'altra), legate indissolubilmente da un rapporto sincero e schietto, privo di filtri e maschere, che vive aldilà delle aspettative e della quantità del tempo che si passa insieme.
Non posso fare a meno di riflettere sul fatto che ci si può anche conoscere da una vita e vedersi tutti i giorni, ma se non ci si sente liberi di esprimere i propri pensieri e di vivere un rapporto senza condizionamenti, quel rapporto non si può chiamare amicizia.
Se l'amicizia deve sottostare a delle regole, anche tacite, perde la sua natura incondizionata.
Se ci si aspetta sempre qualcosa da un amico, prima o poi quell'amico involontariamente ti deluderà. Perché non sempre ti potrà capire come vorresti.
E ciò che è certo è che se quell'amico ti deluderà, niente sarà mai più come prima.

Chi l'avrebbe mai detto che Sex and the City avrebbe stimolato tali profondi pensieri.
postato da: LadyMarian alle ore 18:26 | link | commenti (4)
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venerdì, 02 ottobre 2009

Il cielo è nuvoloso, ma domani a detta delle previsioni ci sarà il sole.
E sarebbe un vero peccato se piovesse, visto che l'Arena, in quanto arena, non ha coperture. L'ennesimo concerto di Ligabue mi aspetta; inizio a chiedermi se non sia diventata più una piacevole consuetudine che mi trascina via da Roma che una vera e propria passione per lui. La verità è che seguirlo in concerto fuori città mi permette di passare due giorni con le mie amiche, mio fratello, di staccare un po' insomma. E di staccare qui se ne ha sempre più bisogno. Perché sembra che Roma sia sempre più lenta, più intollerante, più cinica; non è così che ho imparato ad amare la mia città.
L'ho sempre accettata per quella che era, ma ora inizia a starmi stretta.

Qualche sera si ragionava, io e la mia dolce metà, sul fatto che se non avessimo una casa probabilmente saremmo andati via dall'Italia. Fuggire da una democrazia instabile e paracula, da un paese vecchio di mentalità e autodistruttivo, che impone uno stile di vita che difficilmente, se fossi straniero e mi trasferissi qui, riuscirei ad accettare.
La nostra micro famiglia inizia a fare progetti, e a pensare a un bimbo. E non lo so se vorrei fare crescere mio figlio in Italia, perlomeno non alle condizioni attuali, dove gli omosessuali sono accettati solo come fenomeno da baraccone, dove l'informazione è veicolata e censurata, dove i politici sono così miseri da farti sentire un genio in confronto.

Quello che so, è che non accetto di vivere esclusivamente per il lavoro, e di adeguare del tutto i miei ritmi al timbro del cartellino (che comunque non ho, perché un'altra brutta piega che si è presa da queste parti, è che gli straordinari non esistono più, e si rimane in ufficio fino alle 8 di sera per il gusto di dire che si è fatto tardi in ufficio...) e allora finché saremo in due ci godremo un po' la vita. Teatro, sport, cinema, viaggi, cenette. Nutrire un po' l'anima, in barba al conto in banca.

Allora signori, questo week end vado a nutrire la mia anima.
Buon fine settimana... e buona vita a tutti.


arena 3











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Un aggiornamento post-concerto è d'obbligo. Per chi mi ha chiesto di raccontare e chi mi ha invitata a riflettere su quello che avevo scritto. Il caso vuole che questo week end mi abbia offerto diversi spunti di riflessione. Quasi tutti legati alle parole spese su Roma nel precedente post, e sull'intolleranza della mia città. Verona è bella, molto bella, turistica ma allo stesso tempo vivibile. E non voglio pensare che le persone incontrate in questi due giorni rappresentino la maggioranza dei veronesi. Ma non posso non provare, di fronte a certe esternazioni razziste molto pesanti, di fronte a una certa insofferenza nei confronti della cadenza romana, ai banchetti colorati di verde stracolmi di copie del giornale "Padania", di fronte alla diffidenza e alla impazienza mostrata ad alcune nostre richieste di informazioni e allo striscione dedicato a Nicola Tommasoli, un certo sgomento.
Erano anni che non sentivo dire "chiamerei Benito e gli farei riaprire i fornetti, per spazzare via tutti quelli che vengono dall'est". Ma è sicuramente un caso. Quella frase lì l'avrei potuta sentir pronunciare su un qualsiasi autobus che passa per le strade di Roma, anche nell'alimentari sotto casa. Però sono rimasta sorpresa quando mi è stato detto "lei non sa che cosa significa convivere con gli extracomunitari che colonizzano i quartieri", perché io con gli extracomunitari ci divido il condominio e gli autobus, in maniera pacifica e normale, mentre forse lì c'è ancora da sorprendersi (e spaventarsi) dell'integrazione razziale.
Allora rifletto su come il punto di vista spesso condizioni lo spirito di osservazione. Non ricordo bene, ma mi sembra proprio che fosse Calvino a dire che le cose si osservano meglio e con più lucidità dal di fuori.
Vista da Verona, Roma sembra più morbida, più integrata, più gentile di quanto pensassi. Sicuramente più "faticosa" come direbbe qualcuno, più caotica, meno disciplinata e più pigra. Mentre vista da Roma, Verona sembra stretta e distante, forse troppo distante per i miei gusti...........

Detto questo, credo che il concerto a cui ho assistito sia stato strepitoso. Fuochi d'artificio esclusi. Intendo dire che sarebbe stato bello anche senza il botto finale, ma quei fasci di luce hanno chiuso uno spettacolo già di per sé molto intenso, per il quale ho avuto la conferma che varrà sempre la pena fare un sacrificio.

"Quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere mai..."

fuochi in arena






















postato da: LadyMarian alle ore 11:11 | link | commenti (17)
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martedì, 15 settembre 2009

Rimettere le scarpe chiuse ai piedi dopo 3 mesi di infradito, sandali e acqua salata sulla pelle, è un po' come gettare la spugna di fronte a questo autunno che incede. Stamattina ci ho pensato un attimo prima di tirare fuori dall'armadietto le converse, ma dopo l'acquazzone di stanotte, che non ha comunque alleggerito i nuvoloni addensati nei giorni scorsi, mi è sembrata la scelta più sensata per la mia salute.
L'estate sta finendo, perché il server in corridoio ha smesso di surriscaldarsi e le ventole non partono più. L'estate sta finendo perché la mostra di Hiroshige è terminata, e la fila per entrare l'ultimo giorno me la sono fatta sotto la pioggia e il vento. L'estate sta finendo perché il mare è sempre troppo mosso per farsi il bagno, e perché la notte mi tiro su la copertina di cotone senza rendermene nemmeno conto. E la mattina, quando apro gli occhi e la prima cosa che cerco sei tu, ti vedo raggomilato sotto le lenzuola.

E così è anche ora di coprire lo smalto viola: è stata la mia scoperta dell'estate, la mia piccola vittoria. Dopo 27 anni scopro che mi piace colorarmi le unghie, e penso a chissà quante cose ancora non ho fatto nella mia vita, e a quanti piaceri posso ancora imparare a conoscere. Allora non penso più all'estate che è finita, ma a quella che verrà. E all'inverno che mi farà sì coprire le unghie, ma anche scoprire nuove emozioni.

Il mio nuovo anno inizia sempre alla fine dell'estate, portando con sé la scia che lasciano i buoni propositi e le intenzioni di inizio settembre: stavolta sono iscriversi ad acquagym, seguire un corso d'inglese, imparare nuove ricette, regalarsi un abbonamento a teatro per due. Poco importa se non tutti i propositi verranno rispettati, perchè mi danno comunque l'energia necessaria per sistemare nel cassetto il tramonto sulla macchia mediterranea di ostia, i costumi, i cocktail sulla spiaggia, le passeggiate all'isola tiberina.

Non ho paura che arrivi presto questo autunno... ho voglia di indossare sciarpe morbide e di bere tè caldo...

hiroshige_gufosu_un_acero_sotto_la_luna_piena_1832_1833










portone al gianicolotazza di tè















postato da: LadyMarian alle ore 15:20 | link | commenti (5)
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venerdì, 04 settembre 2009

Non parto più, non posso farlo.
Mi aspettavano tre giorni a Praga insieme ai miei genitori, ma le cose sono andate per un altro verso, e il lavoro mi ha trattenuta. No, non è vero, sono io che mi sono trattenuta pensando al lavoro, sono io la solita miss severità.
Fra qualche anno forse sarò in grado di fregarmene e partire lo stesso, ma stavolta è andata così, e io non riesco a combattere contro la me stessa che si fa venire i crampi allo stomaco e che teme di chiedere tre giorni di ferie che in questo momento proprio non andrebbero chiesti.
Non posso fare altro che consolarmi facendo shopping convulso, e regalandomi quel completino liscio di raso color ametista che tanto mi sta bene.
E' l'unico strascico di frivolezza che mi ha lasciato la visione del film Sex and the City di ieri sera, lo giuro... e giuro anche che non vedrò mai una puntata del telefilm, perché il sushi, l' i-phone, le borse di louis vuitton, i bicchieroni di starbucks e i tramezzini di pret a manger fanno molto cool, ma alla lunga stufano.

Quello che fa per me è una cena in terrazzo, con 6 tovaglioli impreziositi da mollettine colorate e bicchieri di plastica. Che per la prima volta mi rendo conto che siamo in 6, che il conto non è dispari, e ringrazio i casi della vita che mi hanno fatto incontrare persone come voi.
Una cena in cui ho assaggiato l'uva col formaggio e mangiato cous cous alle verdure, in cui ho sentito racconti di città mai troppo lontane e da visitare, visto foto piene di luce e colore, e riso di cose semplici e banali (per riconciliarmi con gli anni sprecati), mentre tu mi prendevi in giro per la mie spese abitudinarie e raccontavi di come quella volta, insieme a tuo zio, hai pulito il corpo di tuo nonno, per rispettare una tradizione funebre familiare che nessuna persona sana di mente riuscirebbe nemmeno a immaginare. E proprio tu, col tuo coraggio e il tuo umorismo, mi stai insegnando la gioia e serenità di vivere un amore.

Tu, di sicuro, fai per me.
postato da: LadyMarian alle ore 17:53 | link | commenti (7)
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martedì, 25 agosto 2009

Forse dovrei iniziare a chiedermelo cos'è.
Questo senso di incompletezza ed eterna voglia di "altro" che non mi fa mai essere pienamente soddisfatta di ciò che faccio, e che mi porta a fantasticare, cambiare, riprogrammare, ridefinire.
Non riesco ad avere pazienza, le mie mani sudano al vento...
Ho un lavoro fisso, interessante, stimolante, e per questo mi sento fortunata.
Ho una casa che ho fatto nascere e crescere dedicandole amore ed energia.
Ho amori e affetti accanto a me, e nonostante questo non soffro di solitudine, e mi piace stare sola con me stessa.
Eppure... è come una costante sensazione di mancata appartenenza...
A certi luoghi. A certe dinamiche. O chissà che non sia l'accettazione forzata di certe regole, di orari sempre uguali, di compromessi a volte troppo razionali.
Fatto sta che il Daruma ha ancora solo un occhio colorato di nero, il che significa che quel desiderio non si è ancora avverato. Il Daruma se ne sta lì, sul mobile dei cd disposti in ordine alfabetico (che è uno dei tanti controsensi che mi appartengono - i cd dalla A alla Z, la lista di tutti i film visti nel corso della mia vita, le foto ordinate nei raccoglitori in ordine cronologico - ), in mezzo a Jeff Buckley e Carmen Consoli e James Blunt e i Subsonica e i Doors, e a tutti i miei compagni chiassosi di riflessioni, a ricordarmi che certi giorni non si batte, certi altri meno, è così che va per tutti.
E non voglio sentirmi dire che se c'è l'amore c'è tutto, perché l'amore c'è ed è grande, ma non è la mia unica ragione di vita. E' una splendida cornice per il quadro che sono io, è una salda certezza, una fonte inesauribile di emozioni e stimoli, ma non è tutto quello che ho.
E io sono risaputamente e tremendamente severa con me stessa, perciò mi tengo stretta i miei pensieri, e non li lascio scivolare come se nulla fosse.
Anzi gli do forma così, che è il modo in cui mi riesce meglio.
Guardala in faccia la realtà, è più sicura.
postato da: LadyMarian alle ore 18:40 | link | commenti (8)
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giovedì, 13 agosto 2009

I nuvoloni si addensano neri sulla Chiesetta di San Quirico. Quando è così, significa che pioverà presto. L'aria è fresca e fina, e la sera non si esce senza le maniche lunghe, figuriamoci poi se si vuole andare a vedere le stelle sulla Tiburtina... peccato che queste stelle si stiano facendo desiderare, un po' per il maltempo, un po' per una luna piena impicciona che ha illuminato il cielo della notte di San Lorenzo.
Mi gira la testa per tutte le persone salutate, abbracciate, incontrate e riconosciute in questi giorni. Credevo di venire qui per riposare, e invece giro in tondo come una trottola da quando sono arrivata. Le amiche di nonna che vogliono conoscere Francesco, le scappatelle al mercato, i tuffi in piscina, gli aperitivi itineranti, le sagre di paese, le cene fuori. Il tutto però, con la mente libera e senza guardare l'orologio. Ho il tempo per fare tutto, ho anche tempo da perdere, e lo spendo solo e soltanto come mi pare. La connessione a 52kb mi ricorda che sono lontana da casa, perché per aprire una pagina ci metto anche un minuto e ho il tempo di assaporarla, di desiderarla.
Cammino per il corso di Tagliacozzo e sento l'odore dei dolci della Massa anziché dello smog, passeggio sotto casa e mi avvolge il profumo di erba bagnata invece che l'afa teverina, la mattina al posto del trapano del vicino è il trattore delle 7 a svegliarmi.
Ma io mi sento a casa allo stesso modo, con la stessa vibrante intensità; forse mi sento solo un po' più leggera. Ed è una bellissima sensazione.


postato da: LadyMarian alle ore 15:03 | link | commenti (2)
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mercoledì, 05 agosto 2009

...e alla fine il divano spaziale è arrivato. Ha fatto il suo ingresso trionfale qualche calda mattina fa, ed è stato inaugurato con uno di quei film che "beh, ce l'abbiamo, vediamolo, ma non so se ti piacerà".
L'OSPITE INATTESO.
Inatteso e sorprendentemente bello, un po' anche perché me lo sono goduta in diverse posizioni: seduta con le gambe distese sulla chaise longue, sdraiata per orizzontale, sulla chaise longue a pancia in giù.

Questo agosto parte in maniera stridente, mi mette alla prova, mi fa mettere in discussione, anche se fa un po' male. Dopo un luglio di concerti, di risate, di mare rubato nel fine settimana e di leggerezza, di postumi da sbornia matrimoniale e di foto del viaggio di nozze da incorniciare, si torna con i piedi per terra. Di strada ne ho ancora molta da fare, e sul lavoro ho appena iniziato a muovere i passi in quello che è un percorso complesso e a volte mortificante, ma che mi appaga ogni giorno un pochino di più.

Tra qualche giorno arriveranno le ferie, ma le sento poco sulla mia pelle. Quello di cui ho bisogno per ora è, più che il riposo, la familiarità, il riprendere il contatto con il mio mondo semplice e quieto, quello delle mie radici. E poi ho bisogno di un po' di acqua salata, e di guardare Francesco che si tuffa dagli scogli, con quel coraggio e quella sfacciataggine che io non avrò mai.

tuffo
postato da: LadyMarian alle ore 18:26 | link | commenti (1)
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lunedì, 13 luglio 2009

E alla fine divano spaziale fu.
L'hai scelto, l'hai voluto, l'hai sognato, e io te lo stavo per togliere.
Mi sono sentita così in colpa, in questa settimana... saresti stato disposto a tutto pur di comprarlo, perfino a pagarlo tutto con i tuoi soldi, e io te lo stavo strappando di mano come si strappa un regalo desiderato a un bambino... cinicamente.
E' una fortuna che tu sappia come farmi riflettere.
Mi avresti perdonata, ma non avresti dimenticato, lo so!
E io avrei mosso il primo passo verso il divenire una moglie rompiballe e castrante, di quelle che tarpano le ali ai mariti e spengono sogni e desideri.

E invece no, ho accontentato IL tuo desiderio, e sono fiera di averlo fatto semplicemente per vederti uscire da quel negozio radioso, saltellando.
Certo che devo amarti proprio un bel po'...



postato da: LadyMarian alle ore 18:28 | link | commenti (5)
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